Flumeri si trova sul dorso di una incantevole collina a 638 m. sul livello del mare.
Il suo territorio è circondato da due fiumi: l’Ufita e il Fiumarella che, anticamente, venivano chiamati rispettivamente Lavella e Bufata.
L’origine del nome del paese è incerta, sebbene le ipotesi siano numerose. Alcuni storici fanno derivare il nome da “frumentum” o “frugibus” per l’abbondanza di cereali e di grano che le sue campagne hanno sempre prodotto. A sostegno di questa tesi è la configurazione dello stemma civico che presenta tre spighe di grano svettanti sopra una fertile collina.
Altri lo fanno derivare da “fluminibus”, essendo questa terra circondata da due fiumi.
Differente ipotesi è quella degli studiosi che individuano in Flumeri l’antica Cimetra, citata da Tito Livio tra le città del Sannio. Infine, c’è chi sostiene che il nome a questo centro l’abbia dato la nobile famiglia normanna dei Forma da cui poi Formari, Fromari o Frumari.
Dopo la caduta dell’Impero Romano e il turbolento passaggio dei Bizantini e dei Longobardi, troviamo Flumeri appartenente alla Baronia di Vico, nella seconda metà dell’XI secolo quando era signore il Normanno Gradilone, figlio di Riccardo de Forma, Principe di Capua.
Dopo meno di un secolo, la sede di residenza della Baronia e del suo Signore fu spostata da Trevico a Flumeri.
Allora il centro, che aveva già un castello munito di mura con due porte che si aprivano una ad Est, detta Porta della Vittoria, di cui se ne conservano ancora dei resti all’inizio del paese; e una a Nord, detta Porta di Santa Maria, venne fortificato diventando una vera e propria roccaforte a guardia delle vallate sottostanti.
Accanto al castello sorgeva un Convento Francescano che si dice fosse stato fondato dallo stesso Poverello d’Assisi.
Dopo i Normanni vennero gli Svevi e in un secondo tempo gli Angioini. Le successive lotte tra Angioini e Aragonesi trovarono Flumeri totalmente coinvolto. Nel 1461, infatti, fu cinta d’assedio dagli Aragonesi e le sue mura furono bombardate.
Nel 1507, Ferdinando Il Cattolico diede il paese in Feudo a Consalvo di Cordoba, il Gran Capitano delle armate spagnole, per ricompensarlo della conquista del Regno di Napoli. A questi succedettero i D’Aquino, Marchesi di Corato, i Carafa ed i De Cardines, Marchesi di Laino, che nel 1624 lo vendettero a Giovanbattista De Ponte, il cui figlio Trifone si fregiò del Titolo di Duca di Flumeri. Il feudo passò successivamente ai Cavaniglia, Marchesi di San Marco ed infine ai Caracciolo di San Vito. Nel 1656 il paese fu colpito da una gravissima pestilenza: i suoi abitanti da 750 si ridussero a poco meno di 300.
A partire dal XVIII secolo, Flumeri fu coinvolta nelle vicende storiche che interessarono la Baronia, in particolare, e il resto dell’Italia risorgimentale e post unitaria. |