Fioccaglie La valle dell’Ufita rappresentava, in passato come oggi, nell’ambito dell’antico territorio irpino, una zona di particolare importanza, sia come punto strategico di comunicazione con la Puglia, sia come zona agricola fertile e produttiva. Tale importanza è testimoniata dall’esistenza di insediamenti che vanno dall’età neolitica a tutta l’età romana.
Durante il periodo sannitico, tra il VI e il V sec. a.C., il territorio è popolato da insediamenti sparsi. Le necropoli rinvenute a Carife, che si caratterizzano per la sobrietà dei corredi, testimoniano l’influsso greco. A causa della terza guerra Sannitica (298-290 a.C.) molti insediamenti andarono distrutti e di conseguenza abbandonati. Poche e sporadiche sono le testimonianze archeologiche durante i sec. III e II a.C.
Il centro urbano individuato in località Fioccaglia, posto in una posizione privilegiata, compresa tra i fiumi Ufita e Fiumarella, su un piccolo pianolo a 380 m. circa sul livello del mare, offre la possibilità di fare luce su un periodo storico ancora poco conosciuto. Esso doveva essere un importante nodo viario come sembrerebbe attestare un “cippo miliario” databile probabilmente al I quarto del secondo sec. a.C., recentemente rinvenuto in località Camporeale a Nord di Ariano, sulla direttrice del tratturo Camporeale-Martiri-SanVito, e i resti di un ponte romano simile a quello trovato ad Apice in località Ponte Rotto, risalente alla prima metà del II sec. a.C..
Da questi indizi risulta probabile che esistesse uno snodo della Via Appia, che da Aeclanum, passando a Sud di Fioccaglia e nella Valle dell’Ufita, raggiungeva il tratto principale all’altezza di Sferracavallo, presso Vallata in direzione di Bisaccia. Tale diverticolo, secondo recenti studi, potrebbe esser stato costruito da uno dei due consoli menzionati nel “cippo miliario”. Nel corso del II sec. a.C., e più diffusamente nel primo, il territorio a sud dell’Ufita, compreso tra i comuni di Villamaina, Rocca San Felice e Frigento, si arricchisce di insediamenti di ville rustiche.
Con la definitiva romanizzazione dell’Irpinia, dopo la guerra sociale (90-99 a.c.), i maggiori centri di Abellinum, Aeclanum e Compsa vedono ultimato il loro processo di urbanizzazione e di rinnovamento edilizio. Il sito di Fioccaglia sembra ancora esistere solo negli ultimi decenni del I sec. a.C. essere abbandonato definitivamente. Il centro di Fioccaglia che si estende, probabilmente, sull’intero pianolo, è stato creato con un preciso disegno urbanistico, con assi stradali ortogonali e un complesso sistema fognario; non sappiamo ancora se fosse munita di una cinta muraria. Lo scavo ha portato alla luce un campione, piuttosto esteso, di un quartiere abitativo; mentre ancora non si conosce l’ubicazione del foro. L’isolato rivela la presenza di unità abitative differenziate nella distribuzione degli spazi e nella qualità dell’apparato decorativo parietale e pavimentale: sembrano, infatti, coesistere la casa signorile, la casa-bottega e le case più modeste e meno agiate di medie dimensioni, come si ritrovano in modo più imponente ed emblematico in una città campana costiera come Pompei.
La città, fondata, dunque, intorno agli ultimi decenni del II sec. a.C., ha vissuto una stagione breve, ma intensa: le case e l’impianto stradario e fognario subirono diversi rifacimenti sino a quando essa non venne abbandonata tra la seconda metà e la fine del I sec. a.C.. In tale periodo Roma municipalizza molti dei suoi territori, dopo avere, in seguito alla guerra sociale, esteso la cittadinanza a tutti i suoi alleati italici. Quale sia stato il destino degli abitanti di Fioccaglia è difficile stabilirlo, probabilmente essi andavano ad aggiungersi alle popolazioni di grandi città quali Aeclanum ed Aequum Tuticum, che vissero la lunga stagione imperiale e tardo antica. |