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I Monumenti
 

Oggi Flumeri non conserva consistenti testimonianze del suo storico passato a causa dei rovinosi terremoti, che da sempre hanno afflitto questa zona. Non ci sono più tracce, infatti, né dell’antico castello né del convento. Resta, di quest’ultimo, una tavola di marmo raffigurante l’Ecce Homo, scolpita dagli allievi di Michelangelo e una campanella che serviva per segnare le ore.

Nel centro storico, attualmente, sorge la Chiesa Madre di Santa Maria Assunta, ristrutturata di recente, che costituisce un vero gioiello d’arte per gli affreschi restaurati dall’artista locale Basilio Russo e per la Via Crucis in legno realizzata da Iorillo Fiore. Poco distanti ci sono la Cappella dell’Addolorata e la Chiesa di San Rocco, che è il protettore di Flumeri e la cui festa ricorre il 16 Agosto. Nella Chiesa di San Rocco è custodita la reliquia del Santo, conservata in un’artistica urna. In onore del Santo è tradizione costruire un “Giglio”, che è un obelisco rivestito di grano e di paglia. Nelle varie contrade sorgono altre chiese: quella di San Vito nell’omonima contrada, quella intitolata a Maria SS. del Carmelo in contrada Murge ed un’altra in contrada Lagni, edificata nel 1745, denominata Cappella Boscero.

Nei pressi della Chiesa Madre, inoltre, è possibile ammirare una Via Crucis che ripercorre le tappe della Passione di Cristo.

In contrada Tre Torri sorgeva, un tempo, un bel palazzo con quattro torri, costruito nel 1478 da Federico D’Aragona che serviva da residenza reale durante i periodi di caccia nel vicino bosco della “Bufata”, distrutto, poi, poiché divenuto ricovero per malfattori. Successivamente, divenne stazione di posta per il bestiame che veniva portato da Foggia a Napoli.

La Dogana Aragonese è stata riportata agli antichi splendori dopo un lungo lavoro di ristrutturazione.

Vedi archivio fotografico

Nel centro del paese si trova il Monumento ai Caduti flumeresi nelle Guerre del XX sec., inaugurato nel 1970 con una solenne cerimonia.

 
Zona Archeologica
 

Fioccaglie

La valle dell’Ufita rappresentava, in passato come oggi, nell’ambito dell’antico territorio irpino, una zona di particolare importanza, sia come punto strategico di comunicazione con la Puglia, sia come zona agricola fertile e produttiva. Tale importanza è testimoniata dall’esistenza di insediamenti che vanno dall’età neolitica a tutta l’età romana.
Durante il periodo sannitico, tra il VI e il V sec. a.C., il territorio è popolato da insediamenti sparsi.  Le necropoli rinvenute a Carife, che si caratterizzano per la sobrietà dei corredi, testimoniano l’influsso greco. A causa della terza guerra Sannitica (298-290 a.C.) molti insediamenti andarono distrutti e di conseguenza abbandonati. Poche e sporadiche sono le testimonianze archeologiche durante i sec. III e II a.C.

Il centro urbano individuato in località Fioccaglia, posto in una posizione privilegiata, compresa tra i fiumi Ufita e Fiumarella, su un piccolo pianolo a 380 m. circa sul livello del mare, offre la possibilità di fare luce su un periodo storico ancora poco conosciuto. Esso doveva essere un importante nodo viario come sembrerebbe attestare un “cippo miliario” databile probabilmente al I quarto del secondo sec. a.C., recentemente rinvenuto in località Camporeale a Nord di Ariano, sulla direttrice del tratturo Camporeale-Martiri-SanVito, e i resti di un ponte romano simile a quello trovato ad Apice in località Ponte Rotto, risalente alla prima metà del II sec. a.C..

Da questi indizi risulta probabile che esistesse uno snodo della Via Appia, che da Aeclanum, passando a Sud di Fioccaglia e nella Valle dell’Ufita, raggiungeva il tratto principale all’altezza di Sferracavallo, presso Vallata in direzione di Bisaccia. Tale diverticolo, secondo recenti studi, potrebbe esser stato costruito da uno dei due consoli menzionati nel “cippo miliario”. Nel corso del II sec. a.C., e più diffusamente nel primo, il territorio a sud dell’Ufita, compreso tra i comuni di Villamaina, Rocca San Felice e Frigento, si arricchisce di insediamenti di ville rustiche.

Con la definitiva romanizzazione dell’Irpinia, dopo la guerra sociale (90-99 a.c.), i maggiori centri di Abellinum, Aeclanum e Compsa vedono ultimato il loro processo di urbanizzazione e di rinnovamento edilizio. Il sito di Fioccaglia sembra ancora esistere solo negli ultimi decenni del I sec. a.C. essere abbandonato definitivamente. Il centro di Fioccaglia che si estende, probabilmente, sull’intero pianolo, è stato creato con un preciso disegno urbanistico, con assi stradali ortogonali e un complesso sistema fognario; non sappiamo ancora se fosse munita di una cinta muraria. Lo scavo ha portato alla luce un campione, piuttosto esteso, di un quartiere abitativo; mentre ancora  non si conosce l’ubicazione del foro. L’isolato rivela la presenza di unità abitative differenziate nella distribuzione degli spazi e nella qualità dell’apparato decorativo parietale e pavimentale: sembrano, infatti, coesistere la casa signorile, la casa-bottega e le case più modeste e meno agiate di medie dimensioni, come si ritrovano in modo più imponente ed emblematico in una città campana costiera come Pompei.

La città, fondata, dunque, intorno agli ultimi decenni del II sec. a.C., ha vissuto una stagione breve, ma intensa: le case e l’impianto  stradario e fognario subirono diversi rifacimenti sino a quando essa non venne abbandonata tra la seconda metà e la fine del I sec. a.C.. In tale periodo Roma municipalizza molti dei suoi territori, dopo avere, in seguito alla guerra sociale, esteso la cittadinanza a tutti i suoi alleati italici. Quale sia stato il destino degli abitanti di Fioccaglia è difficile stabilirlo, probabilmente essi andavano ad aggiungersi alle popolazioni di grandi città quali Aeclanum ed Aequum Tuticum, che vissero la lunga stagione imperiale e tardo antica.

 
 
 
 
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